Diga, il Partito Democratico attacca Bucci: «Faccia mea culpa, i controlli hanno fallito»

Dopo l’inchiesta sul cantiere dei cassoni, Davide Natale e Francesco Tognoni chiedono chiarezza sulla filiera degli appalti e accusano la struttura commissariale di non avere vigilato

Lo scontro politico sulla nuova diga foranea di Genova si allarga dopo l’inchiesta sul presunto caporalato nel cantiere dei cassoni a Vado Ligure. A intervenire sono Davide Natale, segretario del Partito Democratico ligure, e Francesco Tognoni, segretario metropolitano del PD genovese, che chiedono al presidente della Regione e commissario Marco Bucci di assumersi le proprie responsabilità invece di attaccare chi sollecita trasparenza.

Secondo i due esponenti dem, le notizie emerse nelle ultime ore rendono comprensibile il nervosismo della struttura commissariale, ma non giustificano il tono dello scontro. «La situazione richiederebbe qualche mea culpa e non un atteggiamento quasi di sfida nei confronti di chi chiede trasparenza, informazioni, controlli e assunzioni di responsabilità», affermano Natale e Tognoni, chiamando in causa anche il subcommissario Alberto De Simone.

Il punto, per i segretari del Partito Democratico, è il doppio ruolo di Marco Bucci, presidente della Regione e commissario dell’opera. Da una parte, osservano, ci sono le responsabilità tecniche legate alla gestione e alla vigilanza sull’appalto; dall’altra, la dialettica politica. «Il commissario e il subcommissario non sono parti politiche e dovrebbero muoversi da tecnici», sostengono, lasciando ad altri le risposte proprie del confronto tra maggioranza e opposizione.
I due segretari respingono poi l’accusa di strumentalizzazione. Per i due dirigenti del PD, chiedere conto dei controlli non significa usare l’inchiesta politicamente, ma pretendere che una delle principali opere pubbliche finanziate con risorse pubbliche sia gestita con piena legalità, tracciabilità e trasparenza. «Il compito delle istituzioni non è solo quello di dotarsi di un protocollo, ma di farlo funzionare, attuarlo e verificarne gli effetti sugli appalti», dichiarano.
Il passaggio più duro riguarda proprio il sistema di vigilanza. Il subcommissario, ricordano i due esponenti dem, ha rivendicato controlli quotidiani sulla filiera, sulla tracciabilità e sul presidio della legalità. Ma per Davide Natale e Francesco Tognoni, alla luce dell’inchiesta, quella rete di verifiche si è dimostrata insufficiente. «Se la struttura commissariale non si è accorta di nulla, esiste una responsabilità politica e operativa molto pesante», affermano, aggiungendo che l’attività di controllo «fa acqua da più parti».
I segretari del Partito Democratico ringraziano le forze dell’ordine impegnate nelle indagini e sottolineano che, senza il loro intervento, la vicenda avrebbe potuto restare nell’ombra. Da qui il sostegno alle iniziative dei gruppi dem nelle istituzioni, dalla Regione al Parlamento, per chiedere piena chiarezza su quanto accaduto e per rafforzare i controlli su tutte le attività legate alla nuova diga.
Per Davide Natale e Francesco Tognoni, l’inchiesta non può essere archiviata come un episodio laterale della filiera. La nuova diga è il principale appalto pubblico del territorio e proprio per questo, sostengono, deve essere sottoposta a verifiche più rigorose. La richiesta politica è netta: meno reazioni difensive, più responsabilità, più trasparenza e un controllo reale su ogni passaggio degli appalti e dei subappalti.
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